ORIGINI

Quello dei Pauperes commilitones Christi templique Salomonis (Poveri Compagni d’armi di Cristo e del Tempio di Salomone), meglio noti come Cavalieri Templari o semplicemente Templari, fu uno dei primi e più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani medioevali.

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La Croce templare, simbolo per eccellenza dell’Ordine.

La nascita dell’Ordine si colloca nella Terrasanta al centro delle guerre tra forze cristiane e islamiche scoppiate dopo la prima crociata indetta nel 1096. In quell’epoca le strade della Terrasanta erano percorse da pellegrini provenienti da tutta Europa, che venivano spesso assaliti e depredati. Per difendere i luoghi santi e i pellegrini nacquero diversi Ordini religiosi. Intorno al 1118-1119 un pugno di cavalieri decise di fondare il nucleo originario dell’Ordine Templare, dandosi il compito di assicurare l’incolumità dei numerosi pellegrini europei che continuavano a visitare Gerusalemme. L’Ordine venne ufficializzato nel 1129, assumendo una regola monastica, con l’appoggio di Bernardo di Chiaravalle. Il doppio ruolo di monaci e combattenti, che contraddistinse l’Ordine Templare negli anni della sua maturità, fu sempre fonte di perplessità in ambito cristiano.

L’ordine Templare si dedicò nel corso del tempo anche alle attività agricole, creando un grande sistema produttivo, e a quelle finanziarie, gestendo i beni dei pellegrini e arrivando a costituire il più avanzato e capillare sistema bancario dell’epoca. Cresciuto nei secoli in potere e ricchezza, l’ordine si fece nemico il re di Francia Filippo il Bello e andò incontro, attraverso un drammatico processo, alla dissoluzione definitiva tra il 1312 e il 1314.
I templari erano identificabili per la loro sopravveste bianca, a cui in seguito si aggiunse una distinta croce rossa ricamata sulla spalla, che assunse infine grandi dimensioni sul torace o sulla schiena, come si vede in molte rappresentazioni dei cavalieri crociati. Accanto alla croce rossa in campo bianco, fra i simboli dei templari c’era il beauceant.

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Il sigillo dei cavalieri: i due cavalieri sono stati interpretati come simbolo di povertà o della dualità del monaco/soldato.

La nascita dell’Ordine è da collocarsi territorialmente e storicamente nella Terrasanta al centro delle guerre tra forze cristiane e islamiche scoppiate dopo la prima crociata, indetta da papa Urbano II al concilio di Clermont nel 1096. In quell’epoca le strade della Terrasanta erano infestate da predoni e fanatici musulmani, che assalivano e depredavano i pellegrini. Nel 1099 i cristiani riconquistarono la Terra Santa in mano ai musulmani. L’opinione generale, però, era che la situazione, col tempo, sarebbe peggiorata: la maggior parte dei cavalieri di ritorno in Europa sarebbe stata attaccata; le esigue milizie cristiane rimaste nei territori conquistati si sarebbero dovute arroccare nei pochi centri abitati.

Alla fine dello stesso 1099 si presentò il problema di come difendere i luoghi santi e quei pellegrini che vi giungevano da tutta Europa. Nacquero così diversi ordini religiosi che si prefissero l’obiettivo di garantire l’incolumità dei devoti. Il primo fu l’Ordine dei Canonici del Santo Sepolcro, fondato nel 1099 da Goffredo di Buglione. Subito dopo vennero a costituirsi quello di San Giovanni dell’Ospedale, di Santa Maria di Gerusalemme o dei Teutonici e quello del Tempio, che, secondo teorie non da tutti accettate, risalirebbe agli anni 1118-1120.
Secondo la storiografia di fonte francese, Ugo di Payns, originario dell’omonima cittadina francese della Champagne, insieme al suo compagno d’armi Goffredo di Saint-Omer e ad alcuni altri cavalieri, decise di fondare il nucleo originario dell’Ordine Templare, dandosi il compito di assicurare l’incolumità dei numerosi pellegrini europei che continuavano a visitare Gerusalemme.

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Hugues de Payns

Secondo altre versioni, il fondatore fu Hugo de Paganis (nome che compare nel testo originale latino di Guglielmo di Tiro, che però pare non essere altro che la latinizzazione di Hugo de Payns) originario di Nocera, nell’odierna Campania.
La mancanza di documenti dell’epoca rende impossibile l’esatta ricostruzione dei primi anni dell’Ordine del Tempio. Dunque è solo possibile impostare la ricerca attraverso ipotesi e supposizioni, basate sui diversi documenti successivi.
« Durante il suo splendido regno [l’Autore sta parlando di Goffredo di Buglione] alcuni [cavalieri o crociati] decisero di non tornare fra le ombre del mondo, dopo aver così intensamente sofferto per la gloria di Dio. Di fronte ai principi dell’armata di Dio essi si votarono al Tempio del Signore, con questa regola: avrebbero rinunciato al mondo, donato i beni personali, rendendosi liberi di perseguire la purità e conducendo una vita comunitaria, con abiti dimessi, usando le armi solo per difendere le terre dagli attacchi incalzanti dei pagani, quando la necessità lo richiedeva. » (Simone di St. Bertin, Gesta degli Abati di San Bertino, annali, c. 1140)
Con queste parole il cronista Simone di Saint Bertin, in data anteriore alla sua morte, 1140, documenta la nascita del gruppo di cavalieri che si votarono al Tempio del Signore. Simone è contemporaneo agli eventi di cui tratta e, sulla base delle sue parole, pone la data di nascita dell’Ordine nel 1099, prima della morte di Goffredo di Buglione, che aveva rifiutato di essere re della città santa, per assumere il titolo di Avvocato di Gerusalemme. Simone associa questa nuova milizia al Tempio avvalorando così la qualifica di templari, rivelando anche una forma comunitaria di convivenza assai prossima al monachesimo.

« Nello stesso anno (1118), alcuni nobili cavalieri, pieni di devozione per Dio, religiosi e timorati di Dio, rimettendosi nelle mani del signore patriarca per servire Cristo, professarono di voler vivere perpetuamente secondo le consuetudini delle regole dei canonici, osservando la castità e l’obbedienza e rifiutando ogni proprietà. Tra loro i primi e i principali furono questi due uomini venerabili, Ugo de Paganis e Goffredo di Santo Aldemaro… »

(Guglielmo di Tiro, Historia rerum in partibus transmarinis gestarum (La storia delle gesta in Oltremare), c. 1184)

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Amalrico I

In queste righe, scritte alla fine del XII secolo, Guglielmo di Tiro narra i primi anni dei pauperes milites Christi. La sua Historia, però, compilata successivamente alla fondazione della Nova Militia e durante il regno di Amalrico I di Gerusalemme (1162-1174), come quella di Giacomo di Vitry, vescovo di San Giovanni d’Acri (Historia orientalis seu Hierosolymitani scritta nel XIII secolo) non conobbe gli anni in cui i primi cristiani giunsero in Outremer per la riconquista della Terrasanta e non vide la nascita di quegli Ordini che tanti onori meritarono sul campo.
Uno dei pochi documenti coevi all’epoca di fondazione fu il testo della regola dei templari, conosciuto come Regola Primitiva, approvata nel 1129 con il Concilio di Troyes:
« …pertanto, in letizia e fratellanza, su richiesta del maestro Ugo, dal quale fu fondata, per grazia dello Spirito Santo, convenimmo a Troyes da diverse province al di là delle montagne, nel giorno di S. Ilario, nell’anno 1128 dall’incarnazione di Cristo, essendo trascorsi nove anni dalla fondazione del suddetto Ordine, ci riunimmo a Troyes, sotto la guida di Dio, dove avemmo la grazia di conoscere la regola dell’Ordine equestre, capitolo per capitolo, dalla bocca dello stesso Maestro Ugo. Pur nella nostra modesta conoscenza, approvammo ciò che ci appariva buono e utile. » (Regola dei Templari)

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Baldovino II cede la sede del Tempio di Salomone a Hugues de Payns e Gaudefroy de Saint-Homer. Miniatura da Histoire d’Outre-Mer di Guglielmo di Tiro, XIII secolo.

La Regola Primitiva è stata tramandata in latino, come proposto nel Concilio di Troyes, nel 1129, e in antico francese, datato fra il 1139 e il 1148. Il testo, seppur diffuso dagli stessi Templari, poco aiuta ad identificare con esattezza i momenti della fondazione. Il terzo capoverso del prologo di questa regola si riferisce al 1119 come anno di nascita dell’Ordine, ma lascia aperta la possibilità che l’inizio delle attività di protezione dei pellegrini possa essere avvenuta anche in tempi precedenti:
Un testo del 1468, Libro nel quale si dimostra la nobiltà dell’antica famiglia Amarelli Della Nobilissima Città di Rossano, custodito nella Biblioteca privata della Famiglia Amarelli, a Rossano, riporta la versione italiana di una lettera, firmata da Ugo de Paganis e datata 1103, nella quale si asserisce che la prima intenzione di costituire la milizia sia stata formulata a Goffredo di Buglione, nel 1099. Benché certificata da un sigillo notarile, e nota agli studiosi già nei secoli passati, la Lettera Amarelli è stata contestata e sottoposta ad un vaglio critico tuttora controverso.
Gli elementi di incertezza sono molteplici e gli studiosi non sono concordi sull’interpretazione di questi documenti. Anche il numero esatto dei cavalieri che vi aderirono è oggetto congetture non sempre concordi. Mentre il testo della Regola parla di sei cavalieri, la tradizione parla di nove cavalieri (“Nove uomini aderirono a questo patto santo e servirono per nove anni in abiti laici che i credenti avevano dato loro in elemosina.”), ma tale numero avrebbe un significato soprattutto allegorico. La scarsa disponibilità di documenti non esime gli studiosi dal tracciare, comunque, una storia della sua fondazione, stando a testimonianze e scritti successivi, e alle motivazioni che spinsero alcuni cavalieri ad abbandonare gli agi di corte e ad abbracciare la povertà. Alcuni studiosi, comunque, collocano ufficialmente la fondazione nel 1118/1119.

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Jacques de Molay in una cromolitografia ottocentesca di Chevauchet

Sarebbe stato in quell’anno che il re Baldovino II di Gerusalemme avrebbe dato, secondo Giacomo di Vitry nel suo Historia orientalis seu Hierosolymitana, ai “poveri cavalieri di Cristo” alcuni locali del palazzo reale, presso la moschea di al-Aqsā, situata in prossimità del Tempio di Salomone, dal quale l’ordine prese il nome. Resta comunque possibile che, pur senza una fondazione formale, i cavalieri possano aver iniziato ad operare fin dal 1099.

L’Ordine, in ogni caso, assunse reale importanza solo a partire dal 1126, in seguito al viaggio compiuto in Europa dal Maestro Ugo e con l’ingresso del conte Ugo di Champagne, quando iniziarono a pervenire donazioni e lasciti.
Ulteriore definizione del ruolo e delle prerogative dell’Ordine fu espressa il 29 marzo 1139 dalla bolla Omne Datum Optimum di Innocenzo II. La bolla fu di vitale importanza per l’Ordine dei cavalieri templari perché sancì la totale indipendenza del suo operato e l’essere esente dal pagare tasse e gabelle.

ATTIVITA’ IN TERRASANTA

La parabola storica dei Cavalieri Templari è strettamente connessa con lo svolgimento delle Crociate. Se la fondazione dell’Ordine trova le sue ragioni nelle vicende legate alla conquista di Gerusalemme, lo svolgersi delle Crociate determina il suo sviluppo e vede i Cavalieri sempre più coinvolti negli eventi bellici. La fine dei Templari, al di là degli episodi sconcertanti che la caratterizzano, è la naturale conseguenza del termine dell’avventura in Terrasanta. Seppure con qualche approssimazione, è pertanto possibile tracciare una sequenza della loro storia militare sulla base dello svolgersi delle varie Crociate.

PRIMA CROCIATA

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La Cupola della Roccia

La Prima Crociata, la cui fase bellica durò dal 1096 al 1099, non vide i Templari in veste di corpo combattente, non essendo ancora stato creato formalmente il loro Ordine. Fu solo negli anni seguenti che essi organizzarono il loro contingente e si impegnarono prevalentemente nella protezione armata dei pellegrini. In tale veste i Cavalieri ricevettero i riconoscimenti e i favori dei primi re di Gerusalemme, fra i quali l’assegnazione dei locali presso la Moschea al-Aqsa, da parte di Baldovino I, re di Gerusalemme, e le prime donazioni in terre e di denaro.Solo verso il 1125 l’ambiente religioso europeo e i governanti di Gerusalemme si resero conto della loro potenzialità bellica. Il Maestro Ugo de Paganis fu inviato sul continente europeo, dal 1125 al 1129, per raccogliere adesioni, donazioni e denaro.

Il primo scontro militare a cui partecipano dei Templari è riportato dal cronista inglese Matteo Paris, si verifica nel 1133 e si risolve in una sconfitta. Un secondo scontro coinvolge la guarnigione di Gerusalemme chiamata a respingere un attacco di predatori beduini e turcomanni provenienti da Tekoa, a 7 km a sud da Betlemme; anche questa volta l’esito è nefasto.

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Guido di Lusignano rende le armi a Saladino dopo la battaglia di Hattin.

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Raffigurazione di Baldovino I

 

SECONDA CROCIATA

La Seconda Crociata (1147) fu predicata da Bernardo di Chiaravalle che, dopo le esitazioni dei primi tempi, sembrava aver sposato la causa dei Crociati. Fu condotta da Luigi VII di Francia e dall’imperatore Corrado III.

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San Bernardo di Chiaravalle

Nell’estate del 1147 i Templari guidati da Everard des Barres, loro precettore in Francia, si dimostrano decisivi nel riportare all’ordine l’esercito di Luigi VII che, in seguito a numerose imboscate turche nei pressi del monte Honaz, era finito allo sbaraglio e rischiava di essere massacrato dalle frecce turche. Dopo aver riportato la disciplina nei ranghi dell’esercito francese, alcuni gruppi di soldati guidati ciascuno da un Templare riescono prima a proteggersi dalle frecce creando colonne protette da scudi triangolari ai fianchi, poi ad infliggere pesanti perdite ai Turchi nel corso di diverse sortite, fino a raggiungere la salvezza nel porto di Antalya da cui poi l’esercito si imbarcherà per Antiochia.

Un attacco a Damasco (1148) in cui partecipò anche un gruppo di Templari guidati dal maestro Robert de Craon ebbe un secondo insuccesso e pose praticamente fine all’avventura di Luigi VII e Corrado III. Negli anni seguenti i Templari evolsero in un corpo combattente a tutti gli effetti. Protessero le forze crociate in rotta dopo la sconfitta di Cadmos (1148) e di Inab (1149).Entrarono in possesso di Gaza (1149) e parteciparono alla conquista di Ascalona (1153). Nel frattempo andava consolidandosi una fitta rete di castelli e di guarnigioni affidata ai Cavalieri templari. Fu il periodo della loro affermazione, attraverso vicende complesse e conflittuali.

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Miniatura di Saladino (ms. arabo del XII secolo)

La bolla Omne Datum Optimum, del 1139, e le successive Milites Templi (1144) e Militia Dei (1145) avevano già da tempo dato all’Ordine un’autonomia e un’indipendenza che risultò sgradita a molti. Si creò una forte ostilità nei loro confronti che esplose in questo periodo. La battaglia di Damasco, nel 1149, finì in un bagno di sangue, nel quale, secondo alcuni cronisti, venne trucidato l’intero corpo dei monaci combattenti. Fra il 1162 e il 1174 ebbe luogo un lungo contrasto con Amalrico I, re di Gerusalemme, che giunse ad impiccare dodici cavalieri colpevoli di aver ceduto una postazione militare in seguito ad un attacco nemico. La comparsa di Salah ad Din, il Saladino, capace di dare maggiore coordinamento alle forze musulmane locali, cambiò lo scenario della regione, portando alla disfatta nella battaglia di Hattin (1187, dopo la quale i Templari prigionieri furono ferocemente massacrati) e alla caduta di Gerusalemme. In precedenza gli Ordini cavallereschi avevano già subito una terribile sconfitta alle sorgenti di Cresson.

TERZA CROCIATA

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Riccardo I

Una Terza Crociata fu indetta da papa Gregorio VIII nel 1187 e vide la partecipazione di Federico I Barbarossa, Filippo II Augusto, re di Francia e Riccardo Cuor di Leone, re d’Inghilterra, nel tentativo di riconquistare Gerusalemme e di contrastare i successi del Saladino. Nel 1191 i Templari si stabilirono ad Acri, riconquistata da re Riccardo, e nel settembre dello stesso anno, insieme agli Ospitalieri contribuirono in modo decisivo alla battaglia di Arsuf, dove il Saladino fu sconfitto e con lui il mito della sua invincibilità. Nel 1192 I Templari occuparono Cipro.

SUCCESSIVE CROCIATE

Nel 1199 ebbe inizio una serie di operazioni, intensamente volute da papa Innocenzo III e variamente attuate dalle signorie e dai regni europei, volte all’invio di armati verso il Vicino Oriente. La spedidizione che ne conseguì, da molti considerata come Quarta Crociata, non raggiunse mai la Terrasanta.

Eventi verificatisi fra il 1208 e il 1217 crearono le condizioni per l’attuazione di una nuova Crociata, solitamente individuata come la quinta. L’obiettivo della spedizione fu in realtà l’Egitto e il vari corpi di spedizione raggiunsero Damietta nel 1218. Il tentativo di conquistare la città vide coinvolti i Templari, ma la situazione strategica e tattica fu talmente sfavorevole che nel 1221, nonostante le velleità di Pelagio, l’esercito cristiano rinunciò all’impresa. I Templari, che pure persero il Maestro nei combattimenti, tennero una condotta non sempre limpida e si attirarono ostilità e polemiche che sarebbero riemerse per secoli, comparendo anche nei versi della Divina Commedia.

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Statua di Federico II all’ingresso del Palazzo Reale di Napoli

Nel 1225 l’imperatore Federico II, protagonista di un ripetuto e acceso contrasto con il papato, decise di recarsi in Terrasanta per riconquistare Gerusalemme. L’evento, usualmente indicato come Sesta Crociata, fu condotto sul campo diplomatico ed ottenne realmente la riconquista pacifica della Città Santa. Federico si autonominò re. Con la sola eccezione della corte imperiale, l’intera vicenda suscitò un’ostilità generale, sia in campo islamico che in campo cristiano. Si creò un conflitto insanabile fra l’imperatore e i Templari, che avevano perso, oltre al ruolo ormai consolidato sui campi di battaglia, anche i diritti sui locali del Tempio, a causa degli accordi stipulati dall’imperatore. Nel 1244 l’impazienza di alcuni comandanti cristiani condusse il grosso delle forze crociate in un tragico scontro con forze islamiche inferiori, per numero e per organizzazione, a Harbiyya (o La Forbie). Nonostante il vantaggio numerico dei crociati, la loro sconfitta fu totale: dei trecento Cavalieri templari riuscirono a salvarsi solo una trentina di uomini. I vantaggi ottenuti durante anni di diplomazia, accortamente gestiti dagli Ordini cavallereschi e dai Templari in particolare, furono azzerati, riconducendo i cristiani del Medio Oriente in uno stato di profonda e disastrosa crisi.

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Luigi IX il Santo, re di Francia. Interpretò autenticamente il significato della crociata.

Una successiva serie di spedizioni in Terrasanta, sotto la guida di Luigi IX di Francia, ebbe inizio nel 1249. Gli storici usano distinguere due episodi diversi, indicandoli come Settima e Ottava Crociata. Le navi crociate si diressero verso l‘Egitto e Damietta, ancora in mani islamiche, fu rapidamente riconquistata. Sull’onda di questa vittoria i franchi non seguirono i consigli dei Templari, ma si gettarono sulla città di Mansura, senza le necessarie precauzioni (1250). Il disastro fu totale. Dei duecentonovanta cavalieri templari che avevano partecipato al combattimento pur avendo ripetutamente cercato di dissuadere i comandanti franchi, se ne salvarono solo cinque. Ma la tragedia continuò: in fase di ritirata i soldati cristiani furono attaccati e decimati. I prigionieri furono così numerosi (e fra questi il re Luigi) da creare un grave problema logistico ai vincitori. Nel 1266 avvenne la caduta di Safed, per opera di un cavaliere traditore.

Luigi IX promosse una seconda spedizione, indicata come Ottava Crociata. La spedizione partì da Aigues Mortes nel luglio del 1270. Il re sbarcò a Tunisi assieme al fratello Carlo I d’Angiò, ma l’assedio si prolungò molto: la peste e la dissenteria decimarono l’esercito e uccisero lo stesso re nell’agosto dello stesso anno.
Nel 1270 Edoardo I d’Inghilterra e Carlo d’Angiò, re di Sicilia, giunsero in Terrasanta con l’intento, rivelatosi tardivo, di soccorrere Luigi IX. Proseguirono nelle operazioni militari, cercando di sfruttare i dissidi variamente articolati fra Ugo III, formalmente re di Gerusalemme, i Templari e i veneziani. Fu riconquistata Acri, ma la situazione era confusa e i cristiani erano ormai in condizioni precarie su tutto il territorio. Nel 1291 alcuni cristiani attaccarono una carovana siriana provocando la morte di 19 mercanti musulmani. Il sultano mamelucco Khalīl (al-Malik al-Ashraf), che aveva invano richiesto un risarcimento, decise di porre sotto assedio Acri, ultimo avamposto crociato in Terrasanta. La città cadde dopo 43 giorni di resistenza. Dopo il massacro di almeno 60.000 cristiani, i Templari, in considerazione dello stato di debolezza territoriale conseguente, decisero di evacuare Tortosa e Athlit. Nel 1302 la perdita di Ruad e il massacro della guarnigione templare pose definitivamente fine alle Crociate e all’avventura dei cristiani in Terrasanta. Sporadici tentativi e velleitari pronunciamenti dei decenni successivi non avrebbero incitato nessuno ad imbracciare nuovamente le armi in nome della fede. La ragione stessa dell’esistenza dei Poveri Cavalieri aveva cessato di esistere.
Pochi anni dopo, nel 1307, con l’arresto dei Templari in Francia, sarebbe iniziato il processo di dissoluzione dell’Ordine, concluso nel 1314 con l’esecuzione di Jacques de Molay e di Geoffrey de Charnay. L’archivio templare di Cipro sarebbe stato distrutto nel 1571, dagli Ottomani, cancellando la memoria diretta dei molti eventi che avevano coinvolto i Cavalieri.
Oltre che in Palestina, l’Ordine combatté successivamente anche nella Reconquista di Spagna e Portogallo, guadagnandosi estesi possedimenti e numerosi castelli lungo le frontiere tra le terre cattoliche e quelle musulmane. Arrivarono ad ereditare, insieme con gli altri Ordini militari, il Regno d’Aragona che però rifiutarono dopo lunghe trattative.

CADUTA E SOPPRESSIONE

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Filippo IV assiste al rogo dei Templari, manoscritto del XV secolo.

L’Ordine dopo la definitiva perdita di Acri e degli Stati Latini in Terra Santa nel 1291 si avviava al tramonto: la ragione fondamentale per la quale era nato, due secoli prima, era ormai venuta meno. Il suo scioglimento, tuttavia, non fu mosso per via ordinaria dalla Santa Chiesa, ma attraverso una serie di accuse infamanti esposte dal re di Francia Filippo IV il Bello, desideroso di azzerare i propri debiti e impossessarsi del patrimonio templare, riducendo nel contempo il potere della Chiesa.
Il 14 settembre 1307 il re inviò messaggi sigillati a tutti i balivi, siniscalchi e soldati del Regno ordinando l’arresto dei templari e la confisca dei loro beni, che vennero eseguite il venerdì 13 ottobre 1307. La mossa riuscì in quanto fu astutamente avviata in contemporanea contro tutte le sedi templari di Francia; i cavalieri, convocati con la scusa di accertamenti fiscali, vennero tutti arrestati.
Le accuse che investirono il Tempio erano infamanti: sodomia, eresia, idolatria. Vennero in particolare accusati di adorare una misteriosa divinità pagana, il Bafometto (o Banfometto, forse la storpiatura in lingua occitana di Maometto). Nelle carceri del re gli arrestati furono torturati finché non iniziarono ad ammettere l’eresia. Il 22 novembre 1307 il papa Clemente V, di fronte alle confessioni, con la bolla Pastoralis præminentiæ ordinò a sua volta l’arresto dei templari in tutta la cristianità.
Il 12 agosto 1308 con la bolla Faciens misericordam furono definite le accuse portate contro il Tempio. Il re fece avviare dal 1308 sino al 1312, grazie anche alla debolezza di papa Clemente V, diversi processi tesi a dimostrare le colpe dei cavalieri rosso-crociati di Parigi, Brindisi, Penne, Chieti e Cipro. Nel generale clima di condanna ci fu l’eccezione rappresentata da Rinaldo da Concorezzo, arcivescovo di Ravenna e responsabile del processo per l’Italia settentrionale: egli assolse i cavalieri e condannò l’uso della tortura per estorcere confessioni (concilio provinciale di Ravenna, 1311).
L’Ordine fu ufficialmente soppresso con la bolla Vox in excelso del 3 aprile 1312 ed i suoi beni trasferiti ai Cavalieri Ospitalieri il 2 maggio seguente (bolla Ad providam). Jacques de Molay, l’ultimo gran maestro dell’Ordine, il quale in un primo momento aveva confermato le accuse, le ritrattò spinto da un’ultima fiammata di orgoglio e dignità, venendo arso sul rogo assieme a Geoffrey de Charnay il 18 marzo 1314 davanti alla cattedrale di Parigi, sull’isola della Senna detta dei giudei.

Filippo il Bello distrusse il sistema bancario dei templari, e, benché una bolla papale avesse trasferito tutti gli averi dei Templari agli Ospitalieri, riuscì ad addurre a sé parte del tesoro. Questi eventi e le originali operazioni bancarie dei templari sui beni depositati, che furono improvvisamente mobilitati, costituirono due dei molti passaggi verso un sistema di stampo militare per riprendere il controllo delle finanze europee, rimuovendo questo potere dalle mani della Chiesa. Visto il destino dei templari, gli Ospitalieri di San Giovanni furono ugualmente convinti a cessare le proprie operazioni bancarie.
Molti sovrani e nobili inizialmente sostennero i cavalieri e dissolsero l’Ordine nei loro reami solo quando fu loro comandato da papa Clemente V. Roberto I, re degli Scoti, era già stato scomunicato per altri motivi e quindi non era disposto a prestare attenzione ai comandi papali; di conseguenza, molti membri dell’Ordine fuggirono in Scozia; in Portogallo i Cavalieri e il patrimonio del loro ordine confluirono in un nuovo ordine, fondato col permesso del Papa per combattere contro i mori nell’Algarve, l’“Ordine del Cristo”. Il principe Enrico il Navigatore (1394 – 1460) guidò per vent’anni, fino alla propria morte, tale ordine, utilizzandone il denaro per organizzare la prima scuola per navigatori, preparando la via alla supremazia marittima portoghese che porterà alle grandi esplorazioni cinquecentesche. In Spagna, dove il re a sua volta si opponeva all’incorporazione del patrimonio templare da parte dell’Ordine degli Ospitalieri, l’Ordine di Montesa subentrò a quello dei templari.

PERSECUZIONE E PERDONO

I templari furono accusati di “connivenza col nemico”, in quanto spesso strinsero rapporti di buon vicinato, se non di amicizia, con signori musulmani. Con alcuni di loro, come Usama ibn Munqidh, arrivarono a veri e propri favori, come quello di concedergli di pregare nella Cupola della Roccia, benché già trasformata in chiesa cristiana.
È tuttora aperto il dibattito sulla fondatezza delle accuse di eresia formulate agli appartenenti dell’Ordine. I templari furono accusati di rinnegare Cristo, di sputare sulla Croce, di praticare la sodomia e di adorare un idolo barbuto, il Baphomet o Bafometto. Il maestro Jacques de Molay, che aveva ceduto inizialmente di fronte alla marea di accuse, si riebbe e rigettò le sue parziali ammissioni. Ma era tardi, il rogo accolse il maestro e i suoi dignitari e l’Ordine fu sciolto.
Studi recenti accreditano sempre più la teoria secondo la quale la vera causa della fine dei templari fu dettata dalla volontà di impossessarsi del loro patrimonio, tesi peraltro già sostenuta da Dante Alighieri nel canto XX del Purgatorio, e si concretizzò attraverso una cospirazione indotta dal re di Francia Filippo IV il Bello. Infatti, mentre il re si trovava quasi in bancarotta e il popolo francese era esasperato per la grave crisi economica, accentuata dalla svalutazione della moneta ad opera del re medesimo, l’Ordine risultava proprietario di terre, castelli, fortezze ed abbazie: un tesoro immenso. Fu probabilmente il sovrano che, dopo aver tentato inutilmente di entrare a farne parte, incaricò i propri consiglieri (capeggiati dall’astuto Guglielmo di Nogaret) di formulare delle precise accuse contro l’Ordine e di richiedere l’intervento del papato, da poco trasferitosi in Francia. Quando la Chiesa si rese conto dell’errore nella condanna e di essere stata manipolata, fu troppo tardi.
La studiosa italiana Barbara Frale ha rinvenuto agli inizi degli anni duemila negli Archivi vaticani un documento, noto come pergamena di Chinon, che dimostra come papa Clemente V intendesse perdonare i templari nel 1314 assolvendo il loro maestro e gli altri capi dell’ordine dall’accusa di eresia, e limitarsi a sospendere l’ordine piuttosto che sopprimerlo. Il documento appartiene alla prima fase del processo, nella quale il pontefice ancora sperava di poter salvare l’ordine, seppure a costo di assoggettarlo ad una profonda riforma. L’inchiesta di Chinon, in ogni caso, ribadisce le pratiche indecenti e gli sputi sulla croce effettuate come rito d’iniziazione all’ingresso di un novizio nell’Ordine, pratiche di ancora dubbia origine e motivazione.


ORGANIZZAZIONE E DIFFUSIONE DEI TEMPLARI

IL SISTEMA TEMPLARE

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Una raffigurazione tipica dei cavalieri templari in un manoscritto del 1215

Nel corso della sua esistenza l’Ordine Templare svolse sostanzialmente tre azioni, oltre a quella religiosa: l’attività militare, la coltivazione delle terre, la gestione di sistemi economici e finanziari. Queste azioni furono consentite dalla formazione di un’imponente struttura territoriale, organizzativa ed economica, che interessò non solo il Vicino Oriente, ma anche una grande parte delle regioni europee. Il mantenimento di un ingente gruppo di armati in Terrasanta richiedeva infatti un adeguato sforzo produttivo anche sul continente europeo, non solo per rifornire di vettovagliamenti le milizie, ma soprattutto per sostenere i costi legati alle armi, ai cavalli, alla flotta navale, alle attrezzature di servizio e alla costruzione di edifici e fortificazioni. I Templari usarono in realtà una cospicua parte delle loro ricchezze per costruire numerose fortificazioni in tutta la Terrasanta. In questa prospettiva la crescita dell’Ordine, che inizialmente si era retto sulle donazioni dei primi cavalieri, fu ben presto accentuata dal favore del papa Innocenzo II, che aveva concesso all’Ordine la totale indipendenza dal potere temporale, compreso l’esonero dal pagamento di tasse e gabelle, oltre al privilegio di rendere conto solo al pontefice in persona e alla possibilità di esigere le decime.
La presenza dei Templari sul territorio di entrambi i continenti, asiatico ed europeo, era assicurata dalle diverse sedi templari: le Precettorie, le Mansioni e le Case fortezza o “Capitanerie” (queste ultime due meno importanti delle Precettorie), largamente autonome dal punto di vista gestionale Precettorie e Mansioni distribuite in Oriente e in Occidente, Capitanerie soprattutto in Terrasanta. Nelle grandi capitali (Parigi, Londra, Roma e altre) vi erano le Case, ognuna delle quali aveva il controllo di una delle sette grandi province dall’Inghilterra alle coste dalmate in cui i templari avevano diviso la loro organizzazione monastica. Al massimo del loro fulgore arrivarono presumibilmente ad avere migliaia di sedi, distribuite capillarmente in tutta Europa e Medio Oriente, il che indica la loro notevole influenza economica e politica nel periodo delle Crociate.
Dal punto di vista organizzativo, si potevano distinguere sommariamente quattro tipologie di confratelli:
– i cavalieri, equipaggiati come cavalleria pesante;
– i sergenti, equipaggiati come cavalleria leggera, provenienti da classi sociali più umili dei cavalieri;
– i fratelli di mestiere e i fattori, che amministravano e operavano nelle proprietà dell’Ordine;
– i cappellani, che erano ordinati sacerdoti e curavano le esigenze spirituali dell’Ordine.
Vari gradi di responsabilità di comando e amministrazione erano attribuiti al Maestro (Gran Maestro secondo una dizione diffusa ma inesatta), ai Commendatari, ai Siniscalchi, ai Marescialli, ai Gonfalonieri e ad altri ruoli. Alcuni confratelli si occupavano esclusivamente di attività bancarie, in quanto l’Ordine trattava frequentemente il denaro e le merci preziose connessi con lo svolgimento delle Crociate. La parte più significativa dei Cavalieri templari si dedicava tuttavia alle azioni militari ed erano probabilmente le unità da combattimento meglio addestrate e disciplinate del proprio tempo, precursori dei moderni corpi speciali o unità d’élite, identificabili, almeno per quanto riguarda i Templari delle origini, in una forma embrionale dei corpi di protezione civile e di difesa civile. A sostegno del corpo militare dell’Ordine venivano aggregate truppe ausiliarie, anche mercenarie, come i Turcopoli. Ciascun cavaliere disponeva sempre di due o tre sergenti che lo accompagnavano in battaglia e un gruppo di sei o sette scudieri per assisterlo sia in tempo di pace che di guerra, nonché di più cavalli.
A differenza della totalità degli altri ordini monacali, non sembra che i Templari abbiano dedicato una parte significativa del loro tempo all’elaborazione di testi o documenti, religiosi o d’altro genere: a parte le copie della Regola che ci sono pervenute, non lasciarono tracce consistenti del loro pensiero; in ogni caso, la damnatio memoriae a cui furono soggetti avrebbe nel tempo cancellato le loro produzioni. Il maggiore influsso dei Templari non fu comunque di tipo militare, quanto piuttosto di tipo culturale ed economico sotto il profilo della diffusione di strumenti economico-finanziari, con la distribuzione del reddito attraverso la creazione di posti di lavoro: con le abbazie ed i loro terreni agricoli, con la costruzione delle cattedrali, l’ordine portò sviluppo e lavoro in molte parti dell’Europa medioevale, attraverso un’estesa rete di succursali. Molti governi europei (ed italiani in particolare) ricorsero ai loro servizi per ottenere finanziamenti, per gestire le contabilità e le finanze pubbliche.

LA REGOLA

Le prime testimonianze sulla nascita dei Templari non consentono di definire con certezza se essi si fossero aggregati sulla base di una regola precisa. Solo durante il Concilio di Troyes del 1129 essi assunsero una regola di forma monastica, avallata anche dall’appoggio di Bernardo di Chiaravalle, sostanzialmente basata su alcuni elementi della Regola di San Benedetto.
Della Regola Templare originale possediamo alcuni esemplari, redatti in latino, in quel periodo storico lingua ufficiale usata nei testi formali, religiosi e laici. Versioni successive privilegiano invece la lingua francese. I testi che ci sono pervenuti conservano le tracce di un rimaneggiamento: agli originali cinquanta capitoli, formalmente conclusi dall’esortazione di osservanza rivolta ai destinatari, risultano aggiunti altri ventidue capitoli, una sorta di appendice, dotata di un secondo prologo.
I tre classici voti degli ordini monastici – povertà, obbedienza e castità – non risultano esplicitamente espressi. La formulazione della castità appare solo nei capitoli dell’appendice e sembra soprattutto volta a scoraggiare la convivenza fra fratres e sorores (cap. 56), implicitamente ammessa però come usanza pregressa, da evitare per il futuro. Risulta esplicito il consenso all’ingresso degli uomini sposati (cap. 55) e alla possibilità di una adesione temporanea all’Ordine, sostanzialmente inconciliabile con una castità permanente. Si scoraggia poi, sempre in appendice, la frequentazione e l’intimità con donne, madri comprese (cap. 72). In merito alla povertà, si esortano i cavalieri a donare tutti i loro beni (solo metà se sposati) a sostegno dell’Ordine, consentendo però il possesso di terre e l’asservimento di uomini e agricoltori (cap. 51).
In altri testi posteriori si ammette anzi che sia giustificata la pratica del bottino di guerra. In relazione all’obbedienza, appare chiaro l’intento di conservare una disciplina collettiva, con limiti soprattutto indirizzati all’ostentazione degli abiti e degli accessori, al decoro personale, alle regole quotidiane, alla preghiera, all’alimentazione e alla solidarietà collettiva. Preciso è il divieto alla pratica di atti di violenza superflua (caccia e uso di archi e balestre – cap. 46 e 47). Le successive versioni della regola pervenute, redatte in francese, risultano molto più dettagliate e ricche di prescrizioni inerenti soprattutto la vita militare, risultando più adatte ad un Ordine ormai altamente strutturato.

CRESCITA DELL’ORDINE E RAMIFICAZIONE IN EUROPA

Per oltre due secoli, i Cavalieri templari, grazie anche ai concili loro favorevoli (Concilio Pisano, 1135 e Lateranense II, 1139), acquisirono – attraverso lasciti, donazioni e altre forme di liberalità laiche ed ecclesiastiche – terre, castelli, casali in quantità tali da farli diventare l’Ordine più potente, dunque invidiato e temuto, dell’epoca. La bolla Omne Datum Optimum di Innocenzo II del 29 marzo 1139 fu di vitale importanza per l’Ordine dei cavalieri templari perché sancì la totale indipendenza del suo operato e l’essere esente dal pagare tasse e gabelle. Essi avviarono con meticolosità e professionalità la loro organizzazione nell’intero Occidente, trasformandolo in un gran magazzino per l’approvvigionamento dell’Oltremare, costituendo in tutti gli stati d’Europa propri insediamenti agricoli, economici e politici.

GRANDI INSEDIAMENTI ED EDILIZIA TEMPLARE

Un alone di leggenda ha sempre circondato le attività templari nel campo dell’edificazione di grandi strutture militari e religiose. Il mito delle segrete tecnologie, trovate nelle fondamenta del Tempio ed utilizzate dai Templari per realizzare opere edilizie eccezionali, non poggia su nessun dato reale, ma certamente trova una certa comprensibile suggestione nelle imponenti opere realizzate in Terrasanta per presidiare il territorio, dai monti dell’Amano, fino alle regioni a sud di Gerusalemme.

STRUTTURE MILITARI

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Destroit, primo insediamento fortificato templare.

In campo militare, come gli altri Ordini cavallereschi, i Templari realizzarono castelli, ribat, cittadelle fortificate, posti di guardia in genere, con caratteristiche di grande solidità e di notevole funzionalità bellica. Da questi presidi erano pronti a partire piccoli drappelli o grandi corpi militari, per le azioni di soccorso o di protezione dei pellegrini e degli eserciti cristiani.
Gli insediamenti più significativi furono, secondo i dati disponibili, oltre quaranta, distribuiti strategicamente sui confini della Terrasanta, in prossimità delle vie di comunicazione più frequentate o delle aree militarmente più critiche. Parte di essi era localizzato nella zona settentrionale, nella regione di Antiochia, partendo dal mare e giungendo ad est oltre il gruppo di rilievi del monte Amano. Fra essi rivestiva particolare importanza Bagras, in prossimità del passo di Belen. Più a sud, non lontano da Tripoli, si trovavano Tortosa, Al-Arimah e Chastel Blanc (Safita). In Galilea furono affidati ai Templari i castelli di Safed, e di Chastellet, presso il Guado di Giacobbe. In prossimità del mare si localizzavano Atlit e Destroit, quest’ultimo ritenuto storicamente il primo presidio dei Templari. Oltre il Giordano si localizzava Ahamant. Lungo la costa i Cavalieri Templari disponevano anche di strutture fortificate ad Acri, a Cesarea, ad Ascalona, a Tripoli.
Sotto il profilo strategico, i più importanti erano ritenuti Bagras, Tortosa e Safed, ma l’intera rete consentiva un controllo capillare del territorio. Il piccolo isolotto di Ruad, arido e privo di sorgenti d’acqua, ma potentemente fortificato, fu l’ultimo ad essere abbandonato dai Templari, nel 1303, sotto l’impeto degli invasori Mamelucchi.

EDIFICI RELIGIOSI

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Ricostruzione di una commenda templare, quella di Coulommiers nella regione dell’Île-de-France.

Se l’architettura militare si localizza prevalentemente in Terrasanta, l’edilizia religiosa trova importanti realizzazioni anche nelle regioni europee. Esiste una molteplice varietà di chiostri, chiese e cappelle che in genere risentono delle forme architettoniche proprie dei tempi e dei luoghi di edificazione. Fra queste possono essere citate le modeste cappelle di Frosini, nel senese, di Magrigne, presso St. Laurent d’Arce, di Santa Croce ad Ascoli Piceno, di San Bevignate a Perugia. Di maggiore dimensione e di più ricca fattura, si possono citare Santa Maria La Major, di Villamuriel di Cerrato, Santa Maria La Blanca, di Villalcazar de Sirga, di San Pietro alla Magione a Siena, di San Jacopo in Campo Corbolini a Firenze. Più articolato è il complesso di Ognissanti a Trani, considerato un insediamento non solo religioso ma anche militare, preesistente alla creazione dell’Ordine utilizzato fin dai tempi della Prima Crociata, per l’imbarco delle truppe crociate, e poi passato alla gestione templare. Occorre tuttavia precisare che tale complesso è ritenuto templare solo dalla tradizione, non vi è alcun documento nel quale si menzionino legami tra l’abbazia di Ognissanti e i cavalieri del Tempio.
Un secondo gruppo di chiese e cappelle, di grande rilevanza architettonica, appare più chiaramente ispirato alla forma ottagonale della Cupola della Roccia, che i Templari osservarono a lungo sulla spianata del Tempio, a Gerusalemme, in prossimità della loro residenza nella Moschea Al-Aqsà. Il nome Templari con cui i Cavalieri sono popolari allude infatti al loro storico quartier generale non lontano dalla Cupola della Roccia (Qubbat al-Sakhrā’), santuario islamico in cima al Monte Moriah a Gerusalemme. L’area circostante è sacra ad ebrei e cristiani come Monte del Tempio così come ai musulmani, che usano il nome di Monte Majid (o al-Ḥaram al-Šarīf). Si credeva erroneamente che la Cupola della Roccia e la vicina moschea di Al-Aqsà costituissero i resti del biblico Tempio di Gerusalemme. Il Templum Domini con la sua pianta centrale, di forma ottagonale divenne il modello per molte chiese edificate successivamente dai Cavalieri. Fra queste realizzazioni si annoverano: Santa Maria di Eunate, in Spagna, la Cappella templare di Laon, la Cappella Templare di Metz, la Round Church del Tempio di Londra, San Michele di Fulda (Germania), la Cappella di Athlit, Vera Cruz di Segovia.

ORGANIZZAZIONE AGRICOLA

In funzione delle attività militari i Templari crearono un grande sistema agricolo e produttivo. Le aziende agrarie del Tempio si chiamavano casali, grange, masserie. I casali della Puglia talora ricordavano le fattorie fortificate d’Outremer. I templari davano da lavorare le loro terre a concessionari (conductores); ma, dove il personale delle commende rurali era più numeroso, essi coltivavano direttamente il suolo. In tal caso, secondo il modello cistercense, si ricorreva al lavoro dei campi ai membri più umili dell’Ordine, quando non addirittura alla manodopera servile, rappresentata dai contadini Saraceni del regno di Sicilia o di Siria. L’allevamento del bestiame da carne, da latte, da lana e da lavoro costituiva una voce primaria nel bilancio del Tempio: le fertili campagne della Puglia offrivano ricchi pascoli alle mandrie di buoi e bufali di proprietà dei templari, mentre in Toscana le loro greggi di pecore praticavano la transumanza; allevamenti di suini nei boschi del Tempio erano infine segnalati in Piemonte, come in Sicilia. Le colture più diffuse erano quelle dei cereali, della vite, dei legumi. Generalmente in Italia la produzione agricola dell’Ordine serviva al consumo interno, le eccedenze erano destinate alla vendita e parte del ricavato veniva versato al tesoro centrale sotto forma di responsiones; ma è soprattutto dai porti della Puglia che nella seconda metà del Duecento salpavano navi cariche di cereali e legumi, per andare a rifornire le case dei templari in Siria, rese sempre più dipendenti dalle occidentali sotto l’aspetto alimentare a causa della progressiva perdita di territori e aree coltivabili a vantaggio dei Saraceni. Dopo la catastrofe del 1291 divenne Cipro la destinazione delle vettovaglie pugliesi.

ATTIVITA’ BANCARIE

I templari entrarono nelle attività bancarie quasi per caso. Quando dei nuovi membri si univano all’ordine, generalmente donavano ad esso ingenti somme di denaro o proprietà, poiché tutti dovevano prendere il voto di povertà. Grazie anche ai vari privilegi papali, la potenza finanziaria dei Cavalieri fu assicurata dall’inizio. Poiché i templari mantenevano denaro contante in tutte le loro case e templi, fu nel 1135 che l’ordine cominciò a prestare soldi ai pellegrini spagnoli che desideravano viaggiare fino alla Terra Santa.
Il coinvolgimento dei Cavalieri nelle attività bancarie crebbe nel tempo verso una nuova base per il finanziamento, dato che fornivano anche servizi di intermediazione bancaria.
Sotto l’aspetto economico-finanziario, i templari rivestirono un ruolo così importante da arrivare a “prestare” agli stati occidentali ingenti somme di denaro e gestire perfino “le casse” di stati come la Francia.
Un’indicazione dei loro potenti legami politici è che il coinvolgimento dei templari nell’usura non portò a particolari controversie all’interno dell’ordine e nella Chiesa in generale. Il problema dell’interesse fu generalmente eluso grazie ai complicati tassi di cambio delle valute e grazie ad un accordo con cui i templari detenevano i diritti della produzione sulle proprietà ipotecate.
Le connessioni politiche dei templari e la consapevolezza della natura eminentemente cittadina e commerciale delle comunità d’oltremare portarono l’Ordine a raggiungere una posizione significativa di potenza, sia in Europa che in Terrasanta. Il loro successo attrasse la preoccupazione di molti altri Ordini, come pure della nobiltà e delle nascenti grandi monarchie europee, le quali a quel tempo cercavano di monopolizzare il controllo del denaro e delle banche, dopo un lungo periodo nel quale la società civile, specialmente la Chiesa ed i suoi ordini, aveva dominato le attività finanziarie. Le tenute dei templari erano estese sia in Europa che nel Medio Oriente e tra queste vi fu, per un certo periodo, l’intera isola di Cipro.

SISTEMA NAVALE

La necessità di trasporto delle vettovaglie, degli uomini, dei cavalli e delle armi generò la necessità di istituire un vasto ed articolato sistema di navigazione, sia per i Templari che per gli altri Ordini cavallereschi. Si ricorse sostanzialmente alle due principali categorie di navi in uso nel medioevo:
Le navi lunghe (galee) destinate agli scopi bellici, dalle forme allungate, spinte soprattutto dai remi, con l’eventuale ausilio di una vela, in genere la vela latina, triangolare, reintrodotta dagli arabi, che permetteva di navigare parzialmente contro vento. Gli equipaggi giungevano fino a 250 uomini, in genere prigionieri di guerra resi schiavi e incatenati permanentemente ai remi.
Le navi tonde erano destinate fondamentalmente al trasporto di materiali e, occasionalmente, di truppe e animali. Corte, tozze e panciute, era mosse a vela e aveva un equipaggio più ridotto, Nel caso specifico del trasporto dei cavalli le navi erano attrezzate con un grande portellone laterale, che permetteva di movimentare gli animali. Durante il viaggio le fessure del portellone venivano accuratamente calafatate.
Le navi degli Ordini cavallereschi si prestarono occasionalmente anche ad attività corsare e di pirateria.

LA DIFFUSIONE IN ITALIA

La vastissima diffusione delle sedi dell’Ordine, in Europa ed anche in Italia, fu legata anzitutto alla necessità di mantenere attiva in Terrasanta la forza combattente, in termini economici e finanziari. La maggioranza degli insediamenti era rivolta alle colture agricole, ma non mancavano le sedi dedicate alla gestione amministrativa delle proprietà, al reclutamento, o al controllo di attività complementari, come l’allevamento di cavalli da trasporto e da combattimento, o le attività metallurgiche connesse con la produzione di armi. La presenza delle sedi templari in Italia ammontava ad almeno 200 località, dal nord al sud. Nel nord si annoveravano, fra gli altri, Milano, Piacenza, Ferrara, Torino, Trieste, Venezia. Fra gli edifici dell’Ordine tuttora meglio conservati si segnala la commenda di Castel Negrino, ad Aicurzio. Vasta la diffusione in Toscana, dove rivestiva un particolare ruolo la sede di Frosini, nel senese, in prossimità delle Colline Metallifere, dove si estraevano metalli di particolare interesse e valore commerciale, ferro, rame e allume. In Italia centrale si trovavano gli insediamenti di Perugia, di Roma, di Civitavecchia. Se la presenza nel nord rivestiva un aspetto eminentemente agricolo, le sedi più meridionali erano spesso connesse con i trasferimenti verso la Terrasanta. L’Ordine approdò precocemente anche nel Regno di Sicilia e vi si diffuse in epoca normanna, successivamente al 1139, anno in cui fu raggiunta la pace tra Ruggero II d’Altavilla (fedele alla causa di Anacleto II) ed Innocenzo II. La Puglia fu la regione italiana che prima fra le altre accolse le domus gerosolimitane rosso-crociate grazie all’importanza strategica e commerciale dei suoi porti e delle sue città. Tutto il Meridione d’Italia venne compreso inizialmente nella provincia templare d’Apulia e, solo in epoca sveva, indicato quale provincia d’Apulia e Sicilia. Tra le prime fondazioni dell’ordine, oltre quella di Trani, va ricordata la casa di Molfetta (documentata nel 1148), Minervino Murge (documentata con un atto di proprietà, infatti, qui un gruppo di templari acquistò dei terreni coltivabili), Barletta (1169), Matera (1170), Brindisi (1169) con possedimenti nel leccese, Bari, Andria, Foggia (nel periodo di transizione normanno-svevo), Troia (anteriore al 1190), Salpi (documentata nel 1196) e Monopoli (documentata nel 1292). Tra le sedi più importanti, va menzionata la Casa templare di Barletta, che ricoprì il ruolo di Casa Provinciale sino al processo del 1312.


Bolle e documenti religiosi riguardanti  l’Ordine Templare

1129 – Atti del Concilio di Troyes
Approvazione della Regola da parte dei Padri Conciliari
1130 circa – De laude novae militiae
San Bernardo loda la nuova cavalleria e consacra i Templari
1135 – Concilio di Pisa
Ratifica della Regola e concessioni ai Templari
1139 (29 marzo) – Omne Datum Optimum
Innocenzo II approva la regola ed accorda la protezione papale.
1144 (9 giugno) – Milites Templi
Celestino II fornisce protezione ecclesiastica e sollecita elargizioni.
1145 (7 aprile) – Militia Dei
Eugenio III concede di raccogliere decime e sepoltura autonoma.

Il pontefice concede anche l’uso della croce patente.
1307 (22 novembre) – Pastoralis Praeminentiae
Clemente V ordina l’arresto dei Cavalieri e la confisca dei beni.
1308 (12 agosto) – Faciens Misericordiam
Clemente V dispone la procedura per perseguire i Templari.
1308 (12 agosto) – Regnans in Coelis
Clemente V convoca il Concilio di Vienne per discutere dei Templari.
1312 – Concilio di Vienne
20 marzo: si decide la soppressione dell’Ordine.
1312 (22 marzo) – Vox in Excelso
Clemente V scioglie l’ordine dei Cavalieri Templari.
1312 (2 maggio) – Ad Providam Christi Vicarii
Clemente V concede le proprietà dei Templari agli Ospitalieri.
1312 (6 maggio) – Considerantes Dudum
Clemente V – Definisce le sorti dei confessi e dei relapsi.


Sedi templari in Italia
Basilicata

  • Potenza
  • Acerenza
  • Forenza
  • Castelmezzano
  • Matera

Calabria

  • Cosenza
  • Tortora
  • Grisolia

Campania

  • Salerno
  • Caggiano: Mansione S.Agata. Alla soppressione dei Templari passò all’Ordine degli Ospitalieri che già vi amministravano l’Ospizio di San Giovanni per accogliere i pellegrini in transito.
  • Sala Consilina: chiesa di S. Giovanni Battista donata nel XII secolo da Ruggero II di Sicilia ai cavalieri dei Templari.
  • Napoli
  • Cicciano: Parrocchia di S.Pietro Apostolo. Alla soppressione dei Templari passò all’Ordine degli Ospitalieri che già vi amministravano l’Ospizio di San Giovanni per accogliere i pellegrini in transito. Di rilevante importanza l’acquasantiera e il bassorilievo ad essa collegato, ed un affresco che rivela il livello originario della chiesa.

Emilia-Romagna

  • Cabriolo

S.Thomas Becket: Piccola cappella con annesso xenodochio, situata su uno dei rami della via Romea Francigena passanti per Fidenza, da cui dista un paio di chilometri in direzione sud.
La cappella, più volte restaurata, porta all’interno un antico affresco ritenuto eretico e per lungo tempo tenuto coperto. Sede della parrocchia locale la chiesa è ancora in funzione ed è visitabile. Si trova sulla strada che collega Fidenza a Salsomaggiore. Insolita la dedica a S.Thomas Becket, si ritiene possa essere dovuta al legato per una nuova crociata che fece Enrico II ai templari per farsi perdonare l’omicidio dell’arcivescovo di Canterbury

  • Ferrara

Chiesa di Santa Maria del Tempio

  • Piacenza

Sant’Egidio ed Ospedale della Misericordia: oggi conosciuta come San Giuseppe all’Ospedale, la chiesa sorge nel luogo[senza fonte] in cui si trovava quella templare che nel 1312, dopo la soppressione dell’Ordine del Tempio passò all’Ordine di San Giovanni (Cavalieri di Malta).
Dell’antica chiesa templare restano brevi tratti di mura ed un affresco dedicato alla Madonna Incoronata, scoperto di recente nell’abside, in seguito alla rimozione per restauro di uno dei tre quadri dedicati a S. Giuseppe.[senza fonte] La chiesa attuale, Parrocchia dell’Ospedale di Piacenza, è stata quasi completamente riedificata nel XVII secolo in stile barocco.
Da Piacenza ebbero rapporti con Bobbio e la potente Abbazia di San Colombano su cui passa una variante della Via Francigena e l’antica Via degli Abati via percorsa all’epoca da numerosi pellegrini ospitati ma anche protetti dai cavalieri.

Friuli Venezia Giulia

  • Pordenone

San Quirino: Alla soppressione dei Templari passò all’Ordine degli Ospitalieri.
San Giovanni del Tempio

  • Trieste

Muggia: esisteva il priorato di San Clemente sul percorso tra Venezia e l’Istria – oggi segnalato da via dei Templari

Lazio

  • Latina

Abbazia di Fossanova
Abbazia di Valvisciolo

  • Roma

Lariano
Santa Severa

  • Viterbo

Valentano: Chiesa di Sancta Maria ad Templum

  • Sutri: Chiesa di Santa Maria del Tempio
  • Marta: Chiesa delle Grazie (Marta) – Commenda di Castell’Araldo

Magione di Santa Maria in Capita (Vedi Castel Cellesi)

Liguria
Recentemente sono state condotte alcune ricerche che hanno stabilito che anche Genova figurava tra i tanti centri che in Italia hanno visto la presenza rilevante dei Templari. Più in merito queste ricerche hanno stabilito che la chiesa di Santa Fede figurava come il quartier generale dell’ordine in questa città.[senza fonte]
ulteriori indagini fanno pensare ai resti di una fortezza templare a Donetta di Torriglia. (Templari a Torriglia di M.Casale -Sagep ed.)

Lombardia

  • Milano

Segrate: Chiesa di San Vittore, attrezzata per ospitare i pellegrini in transito la prima notte dopo aver lasciato Milano
Carpiano: mansione lungo la via tra Milano e Piacenza, presso Zunico

Piemonte

  • Torino

Torino: Chiesa di Santa Margherita del Tempio, Ricetto di San Severo, Abbazia di San Giacomo di Stura;
Moncalieri: Chiesa di Sant’Egidio, Castello della Rotta;
Villastellone: Chiesa di San Martino della Gorra;
San Giorgio Canavese e San Giusto Canavese: Chiesa di San Giacomo di Ruspaglia;

Puglia

  • Bari

Bari: Chiesa di Sant’Apollinare
Corato: Chiesa di San Vito de Templo (dubbia);
Gravina di Puglia: Chiesa di San Giorgio;
Minervino Murge
Molfetta: Chiesa di San Nicola;
Monopoli
Ruvo di Puglia: Chiesa di Santa Maria di Calendano (dubbia);

  • Barletta-Andria-Trani

Andria: Chiesa di San Leonardo
Barletta: Casa Templare di Barletta, Chiesa di San Leonardo;
Canne: Chiesa di Santa Maria de Salinis, Masseria di Santa Maria de Salinis;
Spinazzola: Chiesa di San Benedetto, Chiesa di San Giovanni al Castello;
Trani: Chiesa di Ognissanti (dubbia).

  • Brindisi

Brindisi: Chiesa di San Giorgio, Chiesa di San Giovanni al Sepolcro (dubbia);
Oria: Chiesa di Santa Maria del Tempio (dubbia);

  • Foggia

Alberona: Chiesa di Santa Maria in Bulgano o Vulgano
Casalnuovo Monterotaro
Foggia: Chiesa di San Giovanni del Tempio
Lama Ciprandi: Chiesa di Santa Maria;
Lucera: Masserie di Casanova, Santa Lucia de Rivomortuo e Machia Pentaricia;
Manfredonia;
Monte Sant’Angelo;
San Quirico;
Montecorvino;
Salpi: Chiesa di Santa Maria de Charitate, masseria “Terra Sipontina”;
San Paolo di Civitate (“Civitate sul Fortore”)
San Severo;
Siponto
Torremaggiore: Monastero di San Pietro, Chiesa di Sant’Andrea de Scarsia Rivalis;
Troia;
Versentino (Bersentino): Chiesa di Sant’Arcangelo;
Villa Nova;
Volturino: Chiesa di Santa Maria della Serritella;

  • Lecce

Lecce: Chiesa di Santa Maria del Tempio;
Galatina: Chiesa di Santa Maria del Tempio;
Otranto;
Tricase: (Si suppone la sede, data la presenza della) Chiesa di Santa Maria del Tempio;

  • Taranto

Manduria;
Maruggio: chiesa di Santa Maria del Tempio.

Sardegna

  • Oristano

Riola Sardo: Chiesa di Sancta Corona de Rivora, un documento dimostra la sua esistenza e la grande importanza già nel XII secolo. Numerosi elementi indicano chiaramente la sua appartenenza ai templari.
Bonarcado: Chiesa di Santa Maria, recenti ricerche la indicano come un’importante chiesa templare in Sardegna, successivamente convertita in chiesa cattolica.
Norbello: Piccola chiesa di Santa Maria della Mercede, restaurata (o costruita) nel 1228 da architetti di un ordine crociato. Sulle pareti laterali interne rimangono le iscrizioni dei committenti, supposti due cavalieri templari: Barisone e Dorgotorio Pinna. Le scritte sono in rosso fra due croci di tipo templare. Numerosi gli altri simboli presenti, fra cui la zampa d’oca e i pesci contrapposti[8].

  • Cagliari

Cagliari: Chiesa di San Domenico (ex Sant’Anna di Villanova), numerosi sono i simboli templari (soprattutto scudi) che si notano ancora oggi sulle pareti della chiesa. Fra cui lo scudo con la croce templare a T presente su una lapide funeraria, lo scudo raffigurante l’asino con le dita, e lo scudo col simbolo dell’albero deradicato.

  • Nuoro

Dorgali: Monastero di Giovanni Su Lillu o Sollili e Chiesa annessa di San Lucifero e Santa Maria Maddalena di Torpeia (Thopora: oggi Dobora e Chejedda), dove sono presenti sui pilasti due glifi templari rappresentativi della “Fons Vitae”.

Sicilia

  • Enna: Chiesa Di Maria SS.La Nuova

Toscana

  • Firenze

Firenze: Chiesa di San Jacopo in Campo Corbolini; Chiesa di Santa Maria Vergine della Croce al Tempio

  • Grosseto

Grosseto: Chiesa della Misericordia;
Grosseto: Magione di San Salvatore (Grosseto);
Rocchette di Fazio (GR): Pieve di Santa Cristina e Ospedaletto
Sticciano (GR): Pieve di Santa Mustiola

  • Pisa

San Casciano, frazione di Cascina, Abbazia di San Savino, avente numerose croci dei templari incise nelle rocce;
Chiesa di San Sepolcro di Pisa
Montelopio, comune di Peccioli: esistono documenti nel sinodo Volterrano del 1358 che dimostrano la presenza di magioni Templari o dei Cavalieri di Rodi nei poderi Magiona e Magioncina, ormai abbandonati e nei quali non è purtroppo visibile alcuna traccia.

  • Siena

San Gimignano: Chiesa di San Jacopo dei Templari, che la tradizione vuole sia stata edificata dai Cavalieri al ritorno dalla prima crociata, ma che sicuramente è di epoca successiva, con il simbolo templare che ne sormonta il portone
Poggibonsi: Castello della Magione (“Magione di san Giovanni al Ponte”, o ancora “Spedale di san Giovanni in Jerusalem alla Magione”), è considerato il miglior esempio medievale di Magione Templare conservatosi fino ai nostri giorni. Il complesso è costituito dall’antica chiesa e dallo ‘spedale’ per accogliere i pellegrini in transito sulla Via Francigena. Il complesso, dedicato a San Giovanni in Jerusalem, sorge presso un antico attraversamento della Frangigena sul torrente Staggia (oggi distrutto). Appartenne in un primo periodo ai Cavalieri Templari per passare poi agli Ospitalieri. Nel castello, perfettamente restaurato, ha oggi sede l’associazione neotemplare della Milizia del Tempio – Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo.
Siena: Chiesa di San Pietro alla Magione, fu con certezza una sede dei Cavalieri Templari. La prima notizia storica della Chiesa risale al 998, ed un documento del 29 maggio 1148 la indica come una ‘Casa del Tempio’. Si trova nei pressi di Porta Camollia, a nord della città, ed accoglieva i pellegrini diretti a Roma. Oggi appartiene ai Cavalieri di Malta, ed è liberamente visitabile.

Umbria

  • Perugia: Chiesa di San Bevignate

Perugia: Abbazia di San Giustino d’Arna
Magione: Castello dei Templari
Todi: Chiesa di Sant’Andrea, detta anche S.Maria del Busseto, oggi scomparsa.

Veneto

  • Padova

Padova: Santa Maria Inconia

  • Treviso

Ormelle: Chiesa di San Giovanni Battista (nella frazione di Tempio)
Breda di Piave: Chiesa di San Paolo di Breda
Pagnano d’Asolo: Chiesa di San Giovanni

  • Vicenza

Montebello Vicentino: Magione Mansio Templi (in località Mason)


Neotemplarismo

I gruppi neotemplari o neo templari sono moderne associazioni che si rifanno alla tradizione degli antichi Cavalieri templari, talora rivendicando una qualche forma di derivazione diretta da questo ordine religioso cavalleresco esistito tra il 1118 circa e il 1314. Vi è un gran numero di questi gruppi, molto variegati. Il fenomeno moderno nel suo complesso va sotto il nome di templarismo o neotemplarismo ed è sorto a partire dal XVIII secolo, in coincidenza con la diffusione dell’Illuminismo.

Tratti comuni

Le moderne associazioni neo templari sono laiche, pur richiamandosi in genere ai valori religiosi cristiani e caritativi. Molti degli attuali gruppi neo-templari (specie in Italia) dichiarano di aderire alla Chiesa cattolica e di riconoscere l’autorità del pontefice, tuttavia, come più volte l’Osservatore Romano ha precisato, la Santa Sede riconosce ufficialmente e tutela solamente il Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM) e l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (OESSG)[1], ai quali è possibile aggiungere l’Ordine Teutonico, da poco tornato in auge, che peraltro non sono considerate neotemplari. Altri gruppi di templari sono invece caratterizzati, specie nel mondo anglosassone, da un’aperta ostilità nei confronti della Chiesa cattolica (corresponsabile, secondo il loro punto di vista, della caduta dell’antico ordine), di stampo massonico.

Occorre anche tenere presente che il papa Clemente V, con la bolla Vox in excelso emessa durante il Concilio di Vienne del 1312, con la quale sopprimeva l’Ordine del Tempio, aveva espressamente proibito qualsiasi forma di ricostituzione dell’ordine stesso (compreso l’uso della regola, dell’abito e del nome), con provvedimento irrevocabile, pena l’automatica scomunica.[2]

Altra caratteristica che accomuna molti dei gruppi neo templari è poi un’alta conflittualità l’uno rispetto all’altro, dato che molti di essi rivendicano di essere gli unici ‘”autentici” eredi dei Templari, a scapito degli altri.

A tutt’oggi non esiste tuttavia alcuna prova storicamente accertata della sopravvivenza dell’Ordine templare originale dopo il 1314, né del resto appare possibile tracciare, dopo quasi sette secoli dall’abolizione dell’ordine religioso da parte del papa, una qualche forma di discendenza storicamente valida, se non un legame puramente ideale.[3]

Secondo molti gruppi neotemplari l’ordine sarebbe sopravvissuto nascostamente anche dopo la morte dell’ultimo maestro, Jacques de Molay, che prima di subire la condanna al rogo avrebbe affidato la propria carica al cavaliere Jean-Marc Larménius (o de l’Armenie). Quest’ultimo avrebbe redatto un documento (la cosiddetta Charta di Larménius o Charta transmissionis), che successivamente sarebbe stata via via firmata dai maestri segreti succeduti nel tempo. Il documento proverebbe la sopravvivenza dei Templari dopo il 1314, ma la maggioranza degli storici nutre forti dubbi sulla sua autenticità, o lo definisce apertamente un falso.

Storia del neotemplarismo

La ricostituzione di Filippo di Orléans
L’esistenza della Charta, che vorrebbe fornire legittimazione storica della sopravvivenza dell’Ordine per quattro secoli, sarebbe stata “rivelata” solo nel Settecento. Nel marzo del 1705 il nipote di Luigi XIV di Francia, Filippo, duca d’Orléans e più tardi reggente del regno di Francia, dichiarò di essere il successore di Jacques-Henry de Durfort come “maestro del Tempio” e pose fine alla presunta esistenza “segreta” dei Templari, convocando a Versailles, l’11 aprile, un “capitolo generale” che adottò nuovi statuti e dal quale il duca venne riconosciuto come “gran maestro”.

Palaprat e la Chiesa giovannita. Fazioni “laiche” e “cattoliche”.
Dopo la Rivoluzione francese, che comportò la scomparsa di molti componenti della gerarchia, l’ordine non fu subito ricostruito. Nel 1804 Bernard-Raymond Fabré-Palaprat, un ex seminarista, avventuriero e medico, o forse chiropratico (1773-1838), dichiarò di aver scoperto i documenti che avrebbero dovuto provare la successione ininterrotta dei gran maestri templari, anche dopo la condanna al rogo di Jaques de Molay. Il gruppo di cui Pelaprat faceva originariamente parte era costituito da membri della loggia massonica dei Chevaliers de la Croix (Cavalieri della Croce), che però dissentivano dalla subordinazione dei Templari alla massoneria, avvicinandosi a posizioni cattoliche.[4] Palaprat “ricostituì” dunque l’Antico e Sovrano Ordine Militare del Tempio di Gerusalemme, un’istituzione neo-cavalleresca e non massonica, il 4 novembre 1804, nominandosi gran maestro.

L’ordine di Pelaprat fu visto con favore da Napoleone Bonaparte, appena divenuto imperatore, allo scopo di combattere le posizioni antimonarchiche della massoneria. Napoleone contribuì così alla diffusione dell’ordine in Francia, facendo anche officiare nel 1808 una solenne cerimonia di riabilitazione di Jacques de Molay dal clero di Parigi. Il progressivo allontanamento dalla massoneria portò nel 1811 l’Ordine a dissociarsi ufficialmente dal Grande Oriente di Francia e a respingere le domande di adesioni dei protestanti.[4]

Palaprat finì però per allontanarsi anche dalle posizioni cattoliche per istituire una propria chiesa indipendente. Nel 1814 Pelaprat dichiarò di essere fortuitamente entrato in possesso di un manoscritto con il “vangelo di san Giovanni” (evangelikon e “levitikon”): secondo tale testo, probabilmente falsificato, Gesù Cristo avrebbe scelto san Giovanni evangelista come suo successore terreno, e non san Pietro. Nel 1815 il Gran Priorato d’Italia decise di non seguire le “nuove posizioni” del Palprat e dichiarò la sua indipendenza e l’immancabile continuità con la tradizione Cristiano Cattolica Apostolica Romana.

Palaprat fondò nel 1828 una nuova Chiesa gioannita in opposizione alla Chiesa cattolica, nominando primate Jean Machault, il quale a sua volta consacrò Ferdinand-François Châtel (1795-1857; ex sacerdote cattolico radicale dissidente, sospeso a divinis; fondatore della Chiesa Cattolica Francese). Dopo qualche anno Châtel fu espulso dopo un processo per eresia e la chiesa gioannita cessò le proprie attività, non riuscendo a sopravvivere alla morte del suo fondatore Pelaprat.[4] Nel frattempo, in conseguenza della presa di posizione anticattolica, si erano avute numerose scissioni di gruppi templari e si crearono due fazioni: una “cattolica” e una “laica”. Dopo la morte di Palaprat nel 1838 vi furono riconciliazioni temporanee e nuove scissioni. Nel 1871 in seguito al declino numerico l’ordine fu nuovamente “messo in sonno” ed anche altre associazioni dissidenti scomparvero (ad esempio la fazione “cattolica” belga nel 1890).

In Francia alcune associazioni affidarono la reggenza dell’ordine al poeta Joséphin Péladan (1858-1918), che fu fondatore anche di un “Ordine della Rosacroce cattolica del Tempio e del Graal”. In Germania sorsero l'”Ordo Templi Orientis” (“OTO) e l'”Ordo Novi Templi”, fondato nel 1907 da Jörg Lanz von Liebenfels (1874-1954), su tematiche rosacrociane e teosofiche: nonostante il nome si tratta tuttavia di associazioni che non possono essere fatte rientrare tra quelle neotemplari.

L’Ordine Sovrano e Militare del Tempio di Gerusalemme” (OSMTJ)
Nel 1894 la fazione “laica” belga, una delle poche ancora attive, creò a Bruxelles la “Segreteria internazionale dei Templari”, che però non fu unanimemente riconosciuta. L’associazione belga (“de la Trinité de la Tour”) si sciolse nel 1930, ma nel 1932 venne ricostituito formalmente il “Gran Priorato del Belgio”, che a sua volta fondò l’associazione dei Cavalieri dell'”Ordine Sovrano e Militare del Tempio di Gerusalemme” (OSMTJ), in rapporto con la “Segreteria internazionale”, la quale si sciolse due anni dopo nel 1934.

Nel 1933 venne affidata la reggenza dell’ordine a Théodore Covias, a cui successe nello stesso anno Émile Clément Vandenberg. Nel 1938 alcuni membri del “consiglio di reggenza” sostituirono Vandenberg con Joseph Jonckbloedt de Juge, provocando una scissione.

OSMTJ di Inellas
L’OSMTJ secessionario di Jonckbloedt costituì sempre nel 1945 un “capitolo” in Francia, guidato da Remy Guerardelle de Ribauville e nel 1956 gli successe Gabriel Inellas (1913-1987) (sedicente principe “Gabriel Inellas Paleologo”) che diede origine alla branca brasiliana. Questa poi diede origine ad altre associazioni (in Italia a partire dal 1981), tra le quali quella portoghese rifondò o creò numerosi “priorati” in molte nazioni mondiali.

OSMTH di Sousa Fontes
A causa dello scoppio della seconda guerra mondiale, nel 1942 Vandenberg trasferì gli archivi dell’ordine in Portogallo, presso Antonio Campello Pinto de Sousa Fontes (1878-1960): alla fine del conflitto, nel 1945, tuttavia, ne venne rifiutata la restituzione a Vandenberg. Dopo la morte di questi, nello stesso anno, Sousa Fontes si proclamò prima reggente e poi nuovo “gran maestro”: non venne tuttavia riconosciuto da tutti e alcune branche nazionali si distaccarono, dichiarandosi indipendenti.

Nel 1948 Sousa Fontes designò alla successione il figlio, Fernando Campello Pinto de Sousa Fontes, il quale alla morte del padre nel 1960 si dichiarò “principe reggente”. Altre branche nazionali si distaccarono non riconoscendo questa successione ereditaria.

OSMTJ di Pasleau
Nel 1942 un gruppo, in contrasto con Vanderberg, nominò “gran maestro” Costantin Plataunoff, al quale successe nel 1965 Pierre Percy Pasleau. Nel 1976 Pasleau ha fondato l'”Organizzazione Mondiale dei Templari” (Organisation Mondiale des Templiérs, ORMOTE). Malgrado non vi sia alcun riconoscimento ufficiale da parte della Santa Sede, il papa è riconosciuto come unico referente dell’ordine. L’attuale reggente è Alberto Zampolli.

Altri gruppi neotemplari
Nel 1970 alcuni “gran priorati” che non riconoscevano l’autorità di Sousa Fontes elessero “gran maestro” Antoine Zdrojewski. Nel 1989 gli successe George Lamirand e nel 1994 Michel Van Der Stock, in conflitto con Nicolas Haimovic Hastier.

OSMTH
I numerosi gruppi anglosassoni (britannici e statunitensi) hanno costituito nel 1995 l'”Ordo Supremus Militaris Templi Hierosolymitani” (OSMTH), registrato in Svizzera nel 1999, con a capo prima Roy Redgrave e quindi James J. Carey, che attualmente è la più grande associazione neotemplare. Si definisce una società cavalleresca cristiana ecumenica, che si dedica alle opere caritatevoli e alla ricerca antiquaria. Nel 2002 è stata riconosciuta come organizzazione non governativa (ONG) dalle Nazioni Unite. Alla stesso gruppo appartiene una precettoria di Napoli.

Casi controversi
L’Ordine del Tempio Solare (OTS) venne ricreato da Luc Jouret e Joseph Di Mambro nel 1984, sulle ceneri di una precedente associazione dello stesso nome, fondata da Jean-Louis Marsan. L’Ordine fu protagonista di una serie di omicidi-suicidi negli anni 1994-1997.

L’Ordine del Tempio di Gerusalemme Celeste (OTJC), che in seguito ha cambiato nome come “Ordine dei Nuovi Templari Operativi” (ONTO), è stato ufficialmente sciolto su pressione delle autorità francesi alla fine degli anni ottanta. Più tardi il rapporto Guyard sullo stato delle sette in Francia, lo etichetterà in realtà come una setta gnostico-esoterica conosciuta anche come ECK (energo cromo kinesi o Energo Chromo Kinèse).


NeoTemplari
I moderni Cavalieri Templari – Organizzazioni nel XXI secolo

73_131Ordo Equestre Sancta Fides Ordo Monasticus Templi
Antiquae Militiae Equestris Sanctorum Quattuor Coronatorum Ordo Monasticus Templi

Ordo Equestre Sancta Fides Ordo Monasticus Templi
(http://www.pietapellicano.net)

 

77_121Ordine dei Cavalieri Templari
Nova Militia Christi – Equites Hierosolmytani Templi

Ordine dei Cavalieri Templari  – Guardiani di Pace
(http://www.novamilitiachristi.com)

 

78_121Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo
Confraternita dei Cavalieri Templari
Ugone dei Pagani
(http://www.cavalieritemplaripagani.it)

 

87_121Commanderia General Ordine Ortodosso degli Odierni Cavalieri Templari
Commanderia General
(http://oodoct.blogspot.com)

 

 

202_121 Ordo Equestri Templi Arcadia
Ordo Equestri Templi Arcadia
(http://www.ordoequestristempliarcadia.it/)

 

 

82_121Ordo Milites Christi Hierosolymitani Templi
Gran Priorato D’Italia
(http://www.ordinedeltempio.it)

 

 

145_121Ordo Militiae Christi Templi Hierosolymitani
Priorato di San Martino
(http://www.prioratodisanmartino.com)

 

 

165_121 Ordo Militiae Christi Templi Hierosolymitani
Priorée Générale de St Ilario
(http://www.templiequestres.eu)

 

 

15_121Ordo Supremus Militaris Templi Hierosolymitani Gran Priorato d’Italia
Ordine dei Cavalieri del Tempio de Jérusalem
(http://www.osmth.it)

 

 

16_121Ordo Supremus Militaris Templi Hierosolymitani / Porto
Gran Priorato d’Italia
(http://www.osmth-it.org)

 

 

107_121Ordo Supremus Militaris Templi Hierosolymitani Universalis
Priorato Generale d’Italia
http://www.osmthu.eu/1.html

 

 

182_121Ordre Souverain et Militaire du Temple de Jérusalem
Gran Priorato e Precettoria della Lingua d’Italia
(http://www.osmtj.it)

 

 

186_121Sacro Sovrano Militare Monastico Dinastico Templare
“Mater Nazarena”
(http://www.icavalieritemplari.it)

 

 

156_121 Sovrano Militare Ordine del Tempio – Cavalieri Templari
Ordo Supremus Militaris Templi Hierosolymitani
(http://www.smodelt.org)

 

 

107_121  Suprema Militia Equitum Templi
Gran Priorato Nazionale d’Italia
(http://www.supremamilitia.org/home/index.php)

 

 

214_121Supremus Civilis et Militaris Ordo Templi Hierosolymitani
Supremus Civilis et Militaris Ordo Templi Hierosolymitani S.C.M.O.T.H. 1804 OSMTJ
(http://ordencivilymilitardeloscaballeros.blogspot.com/)

 

 

66_121 Supremus Militaris Templi Hierosolymitani Ordo
Supremus Militaris Templi Hierosolymitani Ordo
(http://web.tiscali.it/smtho/)

 

 

97_121 Templari di San Bernardo
Congregazione laicale cattolico-cavalleresca di ispirazione templare, che non rivendica alcuna successione con l’Ordine del Tempio soppresso dalla Chiesa nel 1312
(http://www.templarisanbernardo.org)